Perché molti collaboratori domestici sono pagati in nero?
Perché molti collaboratori domestici sono pagati in nero?
DoEmploy
15 novembre 2022

Perché molti collaboratori domestici sono pagati in nero?

Abbiamo già parlato dei rischi di far lavorare in nero il proprio collaboratore domestico.
Eppure, ancora in Italia il lavoro domestico (di colf, badanti, babysitter e altre figure ancora) viene spesso retribuito sottobanco, senza contratto e quindi senza regolarizzazione a norma di legge.

Il rapporto dell’Osservatorio Domina del 2021 ha fotografato una situazione allarmante: secondo le stime ISTAT il 57% dei collaboratori domestici lavora in nero.

Perché accade questo?
In questo post esamineremo i motivi del fenomeno, che è correlato a volte dal dipendente stesso ed in altri casi è determinato dal datore di lavoro.

Come mai una badante, colf, babysitter può preferire di essere pagata in nero?

A volte sono gli stessi lavoratori a preferire di non essere contrattualizzati a norma di legge, secondo quanto previsto dal CCNL nazionale Colf e Badanti che regolamenta ogni aspetto del lavoro domestico.

Questi sono i motivi più frequenti:

  • La paura di perdere una pensione o eventuali altre indennità, come il reddito di cittadinanza

  • Essere convinti che, con più datori di lavoro, sia sufficiente avere una busta paga in regola solo con uno di essi

  • Avere la convinzione che, dopo un periodo di tempo di lavoro in nero, una eventuale emersione potrebbe comportare una serie di controlli (ed eventuali multe) in relazione alla situazione pregressa

  • Per le colf, le badanti o le baby sitter che ricevono l'indennità di disoccupazione, il ritenere che una regolarizzazione possa comportare la perdita di tale beneficio

  • Il timore di far perdere l'assegno familiare al parente per il quale si risulta iscritti a carico

  • Un lavoro regolare e il guadagno a esso connesso potrebbe ridimensionare o annullare l'assegno di mantenimento che si percepisce da separati o divorziati

  • La paura di pagare le tasse superata una certa soglia di guadagno complessivo annuale

  • Il bisogno di percepire un guadagno più alto subito, al fine di avere una maggiore liquidità per aiutare sé stessi nel quotidiano o parenti, che spesso hanno bisogno di supporto economico dal proprio paese di origine

  • Semplicemente, la non conoscenza dei diritti che si possono avere con un contratto di lavoro regolare (es. assenze retribuite come ferie, malattia, maternità...)

In ognuno di questi casi, nessun motivo è sufficiente per condividere la scelta di lavorare in nero.
L’avere un contratto in regola, non è solo un diritto ma anche un dovere che il dipendente deve condividere con il datore di lavoro.
Esistono poi dei rischi concreti per il collaboratore domestico che si fa pagare sottobanco: potrebbe essere tenuto a risarcire lo Stato di pensioni o indennità ricevute, avendo falsato il proprio reddito e non avendo quindi dichiarato l’effettivo stato della sua retribuzione.

Perché i datori di lavoro preferiscono pagare in nero il proprio collaboratore domestico?

Se da una parte può essere il dipendente a chiedere di essere pagato in nero, dall’altra ci sono molti datori di lavoro che pagano sottobanco e non propongono alcun tipo di contrattualizzazione.

La motivazione principale è quella di non doversi sottoporre al versamento dei contributi e al pagamento di benefici contrattuali come T.F.R, tredicesima, ferie, malattia.

Vi è poi quella di perdere eventuali indennità: potendo dimostrare che si riesce a pagare un collaboratore domestico, ciò potrebbe far decadere il diritto a determinati benefici fiscali.

Oppure, si ritiene erroneamente che, se il proprio dipendente ha più datori di lavoro, sia sufficiente che l’abbia regolarizzato uno solo di essi.

Senza la firma di un contratto invece, il datore di lavoro incorre in un rischio molto grande, perché pagando sottobanco la propria colf, la propria badante, la propria babysitter può essere soggetto a multe salate e alla minaccia concreta di subire una vertenza.

Ribadiamo che la contrattualizzazione secondo legge è una regola che non ha altre opzioni: non è una scelta ma un dovere non solo dal punto di vista etico.

Il contratto di lavoro è un modo per tutelare sia il datore di lavoro che i suoi dipendenti.

In questo modo, non si dovrà avere paura di inconvenienti come, ad esempio, un infortunio sul lavoro: se la badante che lavora in nero ha un incidente domestico, se regolarizzata ci sarà una assicurazione che pagherà.

In caso contrario, sarà il datore di lavoro a dover rispondere con il proprio denaro, pagando anche migliaia di euro in conseguenza di una frattura non grave.

Uno scenario ipotetico, ma assolutamente realistico che deve far riflettere chi continua a pagare sottobanco.

Inoltre, sempre parlando di badanti, ricordiamo che è possibile ottenere detrazioni sul 730 in caso di regolare assunzione e che ci possono essere degli aiuti specifici se i soldi per la badante non bastano.

Contratto regolare per colf, badanti, babysitter: tutti i vantaggi

Attraverso un contratto regolare per la propria badante, colf, babysitter, ci si mette al riparo da alte sanzioni e dal pericolo di vertenze.

Sia il datore di lavoro che il collaboratore domestico sono tutelati e ogni diritto viene garantito, come previsto e richiesto dalla legge.

Perciò sia il dipendente dovrebbe richiedere la propria regolarizzazione a norma di legge, sia il datore di lavoro dovrebbe pretendere che il proprio collaboratore domestico sia d’accordo nell’essere regolarizzato.

E poiché ottenere una busta paga corretta, comprensiva di tutte le voci necessarie previste dal CCNL vigente può non essere semplice, DoEmploy ha creato una applicazione specifica: Busta Paga Domestico.

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