Assumere una badante in nero: i rischi
Assumere una badante in nero: i rischi
DoEmploy
18 agosto 2022

Assumere una badante in nero: i rischi

Esistono dei rischi non indifferenti ad assumere una badante in nero.

Abbiamo già parlato dei livelli di inquadramento di colf e badanti, a cui deve sottostare la assunzione.

Ma cosa si rischia in pratica, ad assumere una badante in nero, ovvero senza contrattualizzarla?

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I rischi che si assumono non regolarizzando il lavoro di una badante

Le conseguenze di tale comportamento non ricadono nel penale, ma prevedono una serie di sanzioni.

I costi di queste sanzioni possono essere particolarmente alti, soprattutto se a far lavorare la badante è una impresa e non una persona fisica.

Ovviamente, gli stessi rischi sanzionatori si applicano anche nel caso che a non essere regolarizzato sia un altro tipo di assistente domiciliare, come una colf.

Chiunque quindi abbia iniziato un lavoro con una determinata regolarità, diventa a tutti gli effetti un dipendente, con regolari diritti.

Non basta quindi, con la propria badante, istituire un contratto solo a voce, anche se si prevedono stipendi regolari (ovvero, la badante viene correttamente retribuita).

La badante è una dipendente, e come tale deve essere inquadrata a norma di legge.

Abbiamo già parlato di come mettere in regola colf e badanti.

Quali sono gli effettivi rischi se non si mettono in atto questi adempimenti?

Se la badante è una cittadina italiana o straniera con permesso di soggiorno, il datore di lavoro potrà essere sottoposto alle seguenti sanzioni:

  • se la bandate ha effettuato lavoro in nero senza superare i 30 giorni, vi è una sanzione che parte da un minimo di 1.800 euro e può arrivare ad un massimo 10.800 euro;

  • se la bandate ha effettuato lavoro in nero senza superare i 60 giorni, vi è una a sanzione che parte da un minimo di 3.600 euro e può arrivare ad un tetto massimo di 21.600 euro;

  • se la badante ha effettuato lavoro in nero per un periodo superiore ai 60 giorni, la sanzione parte da un minimo di 7.200 euro fino ad un tetto massimo di 43.200.

I rischi di una vertenza da parte di una badante in nero

Un ulteriore rischio per il datore di lavoro che non ha regolarizzato la badante, è quella che quest'ultima possa effettuare una vertenza nei suoi confronti.

Può ad esempio (se non vi è tracciabilità degli stessi) richiedere tutti gli stipendi anche se li ha ricevuti in nero, ovvero in contanti.

Questo rimborso la badante ha il diritto di richiederlo fino a 5 anni dalla conclusione del rapporto lavorativo.

Inoltre, se il datore di lavoro ha pagato regolarmente, l'importo dovrà essere non inferiore rispetto a quello previsto dal contratto collettivo nazionale (CCNL)

Oltre a ciò:

  • dovranno essere versati i contributi previdenziali all'Inps, per quanto ha lavorato la badante

  • dovrà essere rilasciato il Tfr, ovvero il trattamento di fine rapporto, che viene calcolato come una mensilità di stipendio per ogni anno di impiego

  • dovranno essere pagate le ferie non effettuate

  • dovrà essere fornita anche la indennità di preavviso in virtù della cessazione del rapporto di lavoro

La badante può richiedere tutto questo rivolgendosi o ad un tribunale ordinario, oppure ad un ispettorato del lavoro.

Quest'ultimo in genere svolge una funzione di mediazione tra badante e datore di lavoro, in modo da favorire che venga dato ciò che spetta alla badante senza ulteriori passaggi amministrativi.

Purtroppo il lavoro in nero, come dimostrano recenti studi Istat, riportati dal portale Assinews, rimane per il settore colf e badanti con il più alto livello di irregolarità: 57%.

A fronte dei rischi, consideriamo che la assunzione regolare di una badante sia la soluzione da intraprendere.

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